Siamo a Chau Doc, esattamente sulla frontiera, sul confine che separa il Vietnam dalla Cambogia. Domani prenderemo un battello e, attraversando il Mekong, arriveremo direttamente a Pnhom Penh, la capitale cambogiana. Oggi, per la prima volta, due emozioni contrastanti e distinte ci attraversano il cuore e la mente. C'è l'eccitazione nell'entrare in un nuovo paese, soprattutto non vediamo l'ora di vivere la prima esperienza di volontariato della nostra vita, un sogno che si avvera. Dall'altra però viviamo una sensazione di malinconia, proviamo un velo di tristezza nel lasciare una Nazione che ci ha ospitato per 3 mesi e che, possiamo dirlo, ci ha fatto sentire a casa.

Siamo partiti da nord, dalle campagne del nord, tra risaie e foreste, minoranze etniche e mercati straripanti. Hanoi, la capitale, con la sua affascinante decadenza post-coloniale. Abbiamo visitato le città costiere del centro. Chilometri di spiaggia bianca puntellata da palme da cocco e traffico di motorini impazziti. Ho Chi Minh, o meglio Saigon, come ancora la chiamano i suoi abitanti. Un mix di tutto quello che è il Vietnam oggi. Modernità e tradizione, povertà e ricchezza, oriente e occidente. E poi il delta del Mekong, dove la vita è scandita dallo scorrere di questo straripante fiume. Abbiamo fatto l'autostop, preso bus e treni, guidato motorini e pedalato biciclette, siamo stati in grandi città e in piccoli villaggi, abbiamo parlato con centinaia di persone, uomini, donne, bambini e sempre, in ogni occasione, ci siamo sentiti a nostro agio. Mai (credeteci mai) abbiamo avuto la sensazione di non essere i ben venuti, di non essere graditi, e soprattutto mai ci siamo sentiti in pericolo. Abbiamo conosciuto una popolazione gentile, onesta, disponibile e curiosa nei confronti di due giovani ragazzi stranieri. Oggi siamo andati a visitare il quartiere musulmano della città. Una minoranza che vive proprio qui, a due passi dalla Cambogia. Più che un quartiere è un villaggio vero e proprio che si sviluppa ai bordi del fiume. Girovagando con il motorino tra palafitte e moschee ci siamo fermati in un baracchino con una grande tettoia, dove la signora con il velo sul viso friggeva delle banane in pastella. Tra gli sguardi incuriositi dei ragazzini, un signore con la tunica bianca si è avvicinato:
“Where are you from?” ci ha domandato.
“We are from Sardinia, Italy”.
“ Oh Italy. beautiful Country”, ci ha risposto.
Nel dire questo si è avvicinato alla ragazza delle bibite, sussurrandogli qualcosa di incomprensibile. Poco dopo la ragazza dagli occhi nerissimi ci ha portato due tazze di caffè con abbondante ghiaccio.
“I offer it to you”, e con un sorriso a pieni denti è andato via.

Grazie Vietnam, è stata un'avventura straordinaria.

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