“Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe.”

Questa frase di Madre Teresa ci accompagna e ci guida da quando più di un anno fa abbiamo fatto la scelta di lasciare casa e di metterci in viaggio. E' sempre stata il nostro mantra, sintetizza pienamente un pensiero che con il tempo abbiamo imparato a fare nostro.

Siamo a Calcutta, “la città della gioia” per citare il celebre romanzo di Lapierre, una città che ha dato i natali a numerosi intellettuali ed artisti indiani. Un luogo ricco di arte e di storia. Una città complessa, povera, sporca, inquinata, ma considerata in India la capitale culturale del Paese.

Per noi però, per tutti noi, Calcutta è solo una cosa: Madre Teresa.

Non puoi fare il nome di questa città e non pensare alla suora cattolica di origini albanesi che più di 50 anni fa proprio qui, in queste luride strade, ha trovato la sua casa e ha fatto dei poveri, degli ultimi, dei disperati la sua famiglia.

Personalmente abbiamo un rapporto con la fede molto complesso (ma d'altronde chi non lo ha). Siamo di cultura e tradizione cristiana, ci siamo sposati per scelta in una chiesa cattolica ma non ci troviamo pienamente a nostro agio nel pensiero e nelle regole di questa dottrina. Dentro lo zaino abbiamo un tasbeeh musulmano, al collo portiamo una collanina hindu e al polso dei braccialetti sikh. Ci facciamo guidare l'immaginario da amuleti portafortuna cinesi e da pietre di ossidiana sarde. Accettiamo tutto e il suo contrario.

Siamo atei se ci definiscono credenti e credenti se ci definiscono atei.

In una cosa però crediamo fermamente e siamo pienamente convinti: la solidarietà tra esseri umani. Poco importa poi se a guidarti è Dio, Allah o chi per lui, il bene finale è quello che conta e tutto dev'essere a servizio di quest'ultimo.

Da domani e per i prossimi giorni faremo volontariato nella casa delle missionarie della carità, la congregazione religiosa fondata da Madre Teresa, precisamente nel centro di Daya Dan, la sede dedicata ai bambini e ragazzi disabili orfani o abbandonati a se stessi dalle proprie famiglie.

Siamo emozionati, tesi, naturalmente impreparati, ma ci proveremo. Sappiamo già che il nostro aiuto equivarrà a meno di una goccia, sarà un niente in un enorme oceano indiano, ma ci impegneremo con tutta la forza necessaria per cercare di fare quello che ci diranno di fare, consapevoli sin da ora che ciò che alla fine ci porteremo dietro da questa esperienza sarà infinitamente più grande di noi.

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