omaggio a ferruccio mannoni

Ferruccio Mannoni era principalmente un uomo curioso della vita. Cresciuto e vissuto in un'altra epoca. Un'epoca senza social, senza selfie, senza power bank, senza spotify, senza ipad, senza ebook ed economy class.

Un uomo a cui piaceva viaggiare. Il viaggio inteso come scoperta, una famelica ricerca della diversità dei popoli, delle loro usanze e delle loro contraddizioni. Ha percorso in lungo e in largo le strade della Sardegna e visitato gran parte dell'Italia. E' stato nell'allora Unione Sovietica e uno dei suoi sogni più grandi era quello di vedere la città di New York.

Questa curiosità innata in tutto ciò che lo circondava ha trovato sfogo nella scrittura, meglio nella poesia, la sua più grande passione. La voglia di tradurre in versi i propri sentimenti e le proprie emozioni, rigorosamente in lingua gallurese e in rima, riempiva costantemente le sue giornate.

Passava dalle vicende tragi-comiche paesane a temi come l'amore, la vita e la morte.

Un cantastorie si potrebbe definire.

Stamattina, curiosando tra i suoi scritti che conserviamo gelosamente salvati sul nostro pc, è spuntato fuori un titolo:

“LA FELICITAI” “LA FELICITA'”.

Che cos'è la felicità? Parola e sentimento sempre ricercato e rincorso, a qualunque latitudine e in qualunque epoca. La felicità non come punto di arrivo ma come percorso tortuoso che cerca in qualche modo di dare un senso alla propria esistenza.

Nella sua visione la felicità non è fatta di “ricchezza, gloria e onore” ma al contrario di semplicità, di umiltà e di amore per il prossimo. Perchè:

“Tra unu chi pussedi dugna be'
ma scuntentu, chi no li basta mai
e un poaru, felici, in umiltai
ditimi 'oi, lu riccu, cal'è?”

“Tra uno che possiede ogni bene
ma scontento, che niente gli basta mai
e un povero, felice in umiltà
ditemi voi, il ricco, chi è?”

Ci piaceva condividerla con voi!

 

 

LA FILICITAI

L'omu no dei sminticassi mai
fin'à chi irrasgiona a menti sana
lu fini ultimu, di l'opera umana,
è di pudè gudì filicitai.

A volti pari chi lu chi disici
sia ricchezza, gloria e onori
poi t'avvidi chi no à valori
si no ti senti lu cori felici.

Ancora riccu, famosu e putenti
chi ti pari d'aè lu mundu in manu
senti chi ài in pugnu un mundu 'anu
esse felici è cosa diffarenti.

La fama ch'ài raggjuntu
pò paretti una 'ittoria
ma passata chissa gloria
ti felma lu cori scuntu.

La era filicitai
chi ti dà paci e cunsolu
t'avvidi chi regna solu
undi v'è simplicitai.

Lu dittu anticu ci dici:
l'amori è la senda manna
"dui cori, una capanna"
basta pà esse felici.

L'orgogliu, l'egoismu e vanitai
poni datti ricchesa, onori e fama
però lu cori t'avvidi chi brama
solu la paci e la filicitai.

Candu la 'ita modesta
di bon cori l'accittàmi
di pocu c'accuntintàmi
ed erami sempri in festa.

Abali manca chissu sintimentu
è lotta pa fà soldi cantu poni
ma, tantu, più n'àni e più 'oni
e a la fini nisciunu è cuntentu.

Tra unu chi pussedi dugna be'
ma scuntentu, chi no li basta mai
e un poaru, felici, in umiltai
ditimi 'oi, lu riccu, cal'è?


*traduzione in italiano

LA FELICITA’

L’uomo non deve mai dimenticarsi
finché che ragiona a mente sana
il fine ultimo, dell’opera umana,
è di poter godere della felicità.

Avvolte pare che quel che desideri
sia ricchezza, gloria e onore
poi ti accorgi che non ha valore
se non ti senti il cuore felice.

Anche ricco, famoso e potente
che ti sembra di avere il mondo in mano
senti che hai in pugno un mondo vano
essere felici è cosa differente.

La fama che hai raggiunto
può sembrarti una vittoria
ma passata quella gloria
ti rimane il cuore vuoto.

La vera felicità
che ti da pace e consolazione
ti accorgi che regna solo
dove c’è semplicità.

Il detto antico ci dice:
l’amore è il desiderio più grande
“due cuori, una capanna”
bastano per essere felici.

Quando la vita modesta
l’accettavamo di buon cuore
ci accontentavamo di poco
ed eravamo sempre in festa.

Adesso manca quel sentimento
è una lotta per far soldi quanto più possibile
ma, tanto più ne hanno e più ne vogliono
e alla fine nessuno è contento.

Tra uno che possiede ogni bene
ma scontento, che niente gli basta mai
e un povero, felice in umiltà
ditemi voi, il ricco, chi è?

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