pechino

Dopo aver attraversato il confine mongolo ed essere entrati in Cina (magari un giorno scriviamo qualche informazione in merito, nel caso qualcuno fosse intenzionato a fare la stessa cosa) non vedevamo l'ora di esplorare la sua capitale, Pechino.
Tre giorni e numerosi chilometri dopo possiamo ufficialmente dire che:
CI PIACE.
Ci piacciono i suoi marciapiedi larghissimi e le piste ciclabili degne di questo nome. Ci piace la sua pulizia e il suo ordine. Ci piace il suo cibo di strada, i suoi viali alberati e i sorrisi dei vecchietti. Una megalopoli di 20milioni di abitanti che all'apparenza di due sprovveduti viaggiatori si mostra come un tranquillo paesello di provincia.
ATTENZIONE
Qui suona il campanello d'allarme! Altrimenti si rischia di fare la fine di Razzi che tornato da Pyongyang, la capitale della Corea del Nord, dichiarò di aver trovato un clima tranquillo con feste nelle piazze. A Pechino, non è tutto oro quello che luccica. Con le dovute proporzioni naturalmente. Per far spazio ai super luccicanti grattacieli alla moda sono stati quasi interamente distrutti i tradizionali e bellissimi hutong (millenari quartieri tipici della città). Fatto pulizia dei mercati alimentari all'aperto (non ne esistono praticamente più) dando quindi il monopolio alle grandi catene dei mastodontici centri commerciali. Relegato in periferia (30km dal centro) la classe operaia e gli immigrati, visto gli affitti alle stelle. “Militarizzato” il centro.
Insomma ordine e disciplina si, ma a che costo? Abbiamo anche noi, come turisti, delle colpe?
E' una domanda che ci facciamo spesso in questi giorni, riuscendo però sempre a trovare una giustificazione per illuderci che non sia così.

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