I racconti di viaggio hanno tendenzialmente un filo conduttore che li unisce: la gentilezza e il sorriso della gente, l'ospitalità e la benevolenza dei residenti del Paese visitato. Questo, soprattutto in Asia, è sostanzialmente vero. Ovunque vai sei accolto con gentilezza, tutti sono pronti a darti una mano in caso di bisogno, nessuno ti nega una saluto e nessuno ti fa sentire ospite indesiderato. Nessuno o quasi. Le cose assolute non esistono naturalmente, se c'è il bianco vorrà dire che ci sarà anche il nero, passando per le mille sfumature del grigio. In questo anno di viaggio ci è capitato di camminare in strade, di visitare quartieri più o meno grandi e di avere quella netta sensazione dedotta dagli sguardi cupi della gente e dai modi poco gentili di essere visti dai padroni di casa quasi come un fastidio, o peggio alle volte come una minaccia di cui aver paura. Questo è successo in zone povere e in zone ricche, senza distinzione. Poche volte, per fortuna, ma è successo! La nostra prima reazione a questo tipo di comportamento è sempre quella di rabbia, di irritazione: “perchè ci guardano così male? Cosa abbiamo fatto? Mica siamo dei criminali o abbiamo intenzione di rubare qualcosa!” Ma pensandoci e riflettendo meglio con più calma la rabbia svanisce e la domanda si capovolge: “Ma noi come avremmo reagito se due sconosciuti magari con il colore della pelle diverso dal nostro si aggirassero con aria distratta intorno al nostro palazzo?”

Questo lungo viaggio ci sta insegnando tanto, ma una delle cose che più ci sta facendo apprezzare è la cordialità delle persone. Ci cambia la giornata e ci fa vedere tutto sotto un'altra luce. Quando succede che sul nostro cammino incontriamo la gentilezza senza un secondo fine e capiamo di essere i benvenuti da un gesto, uno sguardo, un'attenzione, è per noi una gioia immensa che ci rende estremamente felici. Essere turisti, viaggiatori, studenti fuori sede, lavoratori immigrati, immigrati in cerca di lavoro, rifugiati, clandestini, poco cambia. Quando sei in una terra straniera hai bisogno di sentirti accettato dalle persone, le istituzioni poi sono un'altra cosa, ma le persone sulla strada sono quelle che fanno la differenza. Senti proprio la necessità fisica di non essere etichettato dai tuoi vestiti, dalla tua lingua o dal colore della tua pelle. Non vuoi per nessuna ragione al mondo essere guardato con sospetto e paura, ma solamente giudicato in base ai tuoi comportamenti, nient'altro di più. Se questo accade tutto diventa più semplice e le stupide barriere dovute agli inutili e banali preconcetti crollano in un istante rendendo straniero e nativo delle persone decisamente migliori.

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