le rose di sarajevo

Chi come noi è nato tra la metà e la fine degli anni '80 è cresciuto con le immagini della guerra jugoslava che passavano in tv. Tutti noi abbiamo un ricordo nitido di quegli anni, nonostante la giovanissima età.

I bambini dagli occhi celesti affamati, i cecchini, le signore con il fazzoletto sulla testa, i caschi blu dell'ONU.

Una guerra sanguinosa e spietata, con migliaia di vittime innocenti, come succede sempre in questo assurdo gioco inventato dall'uomo.

Sarajevo è probabilmente la città simbolo di questo atroce conflitto.

Dal 1992 al 1996 l'allora capitale della Jugoslavia subì da parte dell'esercito serbo, il più lungo assedio della storia bellica della fine del XX secolo. Il 2 maggio 1992 Sarajevo fu completamente isolata, le principali strade che conducevano in città bloccate, così come i rifornimenti di viveri e medicine. La città fu circondata e assediata per 4 lunghissimi anni.
Si stima che le vittime siano state più di 12000 e i feriti oltre 50000. Tra i bombardamenti e i cecchini appostati come avvoltoi in ogni punto strategico della capitale, quello che subì Sarajevo fu un autentico massacro.

Camminare oggi tra le sue vie, con il ricordo sempre vivo dei telegiornali che tra una notizia di sport e una di politica davano le “ultime da Sarajevo”, è un'emozione particolare. Nonostante siano oramai passati 23 anni e la città cerca di guardare avanti, le cicatrici di quei giorni sono ben visibili a chiunque la visiti. I fori dei proiettili e delle bombe sono ovunque, tra i palazzi e lungo l'asfalto, ti ci imbatti senza neanche volerlo.

Alcuni anni fa un gruppo di residenti anziché coprire le “buche” e cercare di voltare pagina, ha voluto evidenziarle e metterle ancora più in risalto, colorandole di resina rossa perchè, nonostante il tempo che passa, il ricordo rimanga sempre vivo.

Nascono così “le rose di Sarajevo”.

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