Dong hoi

H

Siamo andati via da Dong Hoi qualche giorno fa e, riflettendoci, la città ci è piaciuta parecchio. Adagiata sulla foce del fiume Nhat Le ha il fascino dei borghi di mare, quelli con le barche dei pescatori ormeggiate al porto e i gatti in attesa sui pontili di legno.
Nonostante i suoi 130000 abitanti e forse più motorini, la città è incredibilmente tranquilla. A differenza di altri paesi risulta quasi sonnolenta. L'atmosfera è genuina, come solo alcune zone di mare sanno esserlo. Curata nel suo centro, un'elegante passeggiata che costeggia il fiume e il solito bellissimo straripante mercato. Una lunga spiaggia di sabbia bianca con tanti osceni resort in costruzione si affaccia sul mare della Cina meridionale. Il simbolo principale ed icona di Dong Hoi è senza dubbio la chiesa cattolica. Bombardata durante la guerra dagli americani, ha incredibilmente resistito sino ai giorni nostri. Le sue rovine sono ancora lì, ben visibili, a ricordare l'orrore di quegli anni.

Siamo nel cuore del Vietnam, nel suo centro.

Non lontano da qui scorre il 17° parallelo. Quando nel 1954 il Paese venne diviso in due, Dong Hoi passò al Vietnam del Nord e fondamentalmente divenne città di frontiera durante il conflitto degli anni '70, poco distante da quella che fu la DMZ, la zona demilitarizzata. Per via di questa delicata posizione si trovò a soffrire particolarmente durante “the american war”.

Ma questo oramai appartiene al passato, bisogna andare avanti.

E numerosi bambini che incontriamo sulle sue strade ce lo ricordano ad ogni sorriso

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