yangon

Il buddismo in Myanmar è un affare serio. I monaci sono considerati i “figli di Buddha”, rappresentano uno dei livelli più alti riconosciuti nella società e godono di assoluto rispetto e venerazione da parte della maggioranza della popolazione. A queste latitudini si pratica il buddismo Theravada, una delle dottrine più ortodosse e conservatrici di questa millenaria religione. I monaci seguono dei precetti molto rigidi imparando e praticando sin da piccoli la dura vita monastica fatta di studio e meditazione.

E le donne?

I "monaci" di sesso femminile sono fasciati in un bellissimo abito rosa e sostanzialmente la loro quotidianità è molto simile a quella dei loro colleghi uomini. Ci sono però delle differenze sostanziali: gli abiti rosa non godono degli stessi privilegi concessi agli abiti marroni e, stando a quello che dice la legge, alle monache è vietato prendere i voti.

Cambiano le religioni, cambiano culture e paesi, ma la condizione della donna resta sempre subordinata a quella dell’uomo.

yangon

Le sale da tè, i mercati di strada, gli edifici coloniali, un fascino difficile da spiegare e da descrivere a parole di una città complessa, con tantissimi problemi ancora irrisolti ma con un'anima decisa che ammalia chiunque la visiti (almeno con noi è successo!)
Yangon, la ex capitale della Birmania è un gioiello grezzo che ancora si nasconde al turismo di massa, riuscendo a mantenere intatte le proprie tradizioni e la propria identità.

Volevamo proseguire il nostro percorso e continuare la scoperta del Myanmar partendo da Yangon domani in giornata, diretti più a nord, con un treno o con un bus poco importava. Così stamattina di buon ora ci siamo recati alla stazione dei treni con un bel sorriso stampato sulla faccia decisi ad acquistare due biglietti per la prossima città. "FULL" ci ha urlato in maniera decisa il signore in divisa dalla grata dello sportello. "FULL" ci ha ripetuto la signora della compagnia degli autobus difronte. "FULL" la sua concorrente. "FULL" dall'altro lato della strada. "FULL" ci ha detto sotto voce e con un sorriso la ragazzina dell'agenzia, facendoci definitivamente perdere il nostro. Insomma dopo svariate ore e decine e decine richieste, nessuno aveva due posti liberi su di un mezzo a motore che lasciava Yangon nella giornata di domani. Non solo, "FULL" anche tutto dopo domani. Il motivo? In questi giorni in Myanmar inizia ufficialmente "il festival delle luci", un'importante festa nazionale che si tiene in occasione dell'ottava luna piena del calendario buddista, che coincide anche con la fine della stagione delle piogge. E cosa fa la gente quando ha qualche giorno di vacanza? Si sposta. Va a trovare la famiglia, va in campagna, al lago, al mare, in montagna insomma si muove, prendendo d'assalto i mezzi di trasporto! Primi posti disponibili per il 13 ottobre e a prezzi raddoppiati (altro effetto collaterale delle giornate di festa). Eh va bè, pazienza, poco importa, ci godremo ancora per qualche giorno questa splendida città, perdendoci tra le sue intricate vie e passando ore nelle sale da tè a fantasticare sulla vita di George Orwell e su quella di Aung San Suu Kyi, in attesa della nostra corriera.

PS: Tra una corsa e l'altra nel pomeriggio abbiamo ritirato all'ambasciata il visto valevole sei mesi per l'INDIA!!! Ma questa è un'altra storia a cui penseremo più avanti

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